Vita di Preghiera: “L’aridità e le sue cause” (n°18)

pubblicato il 17 Ottobre 2021

Nella vita spirituale e in particolare nell’orazione può capitare di sperimentare momenti di aridità: la preghiera diventa pesante e noiosa, non sentiamo più nulla, i pensieri vanno in tutte le direzioni senza riuscire a fermarsi e il tempo sembra non passare mai… Le cause di questa aridità possono essere di vario genere.

Aridità da combattere

La prima causa può consistere in una certa pigrizia spirituale. I fiori di un giardino non sufficientemente annaffiati sono destinati ad appassire. Siamo abbastanza attenti a nutrire la nostra anima con ciò di cui ha maggiormente bisogno per mantenere forte il desiderio fervente di Dio? Le forme di pigrizia spirituale possono essere numerose: poca fedeltà alla preghiera (meno si prega e meno si ha voglia di pregare…), poca vigilanza nell’offrire all’anima gli stimoli necessari (letture, ritiri, insegnamenti solidi, accompagnamento spirituale che implica una regolare revisione di vita, pratica sacramentale, segnatamente la confessione).

Una causa frequente di aridità è anche la fuga dalla croce che si traduce nel: cercare con troppa facilità gli agi, il proprio benessere e le soddisfazioni umane; non accettare serenamente le contrarietà e le difficoltà della vita; rifiutare tutti i piccoli sacrifici che permettono all’anima di fortificarsi.

Un’altra causa può essere individuata in legami affettivi disordinati o in passioni smoderate nelle attività (lavoro, sport, reti sociali o altro, non escluso a volte anche l’apostolato!), così da togliere spazio per Dio.

La pigrizia nasconde spesso cause più profonde come la paura di affidarsi completamente a Dio. Il desiderio di una preghiera più intensa può mettere in luce la mediocrità nella quale ci siamo adagiati. Ciò che rende pigri può essere anche un certo scoraggiamento: possiamo avere l’impressione di non progredire, di avere a che fare sempre con le stesse difficoltà o di ricadere sempre negli stessi errori. Per ridare coraggio all’anima occorre infonderle speranza e una fiducia assoluta nella misericordia di Dio.

Cause psicologiche

L’aridità può avere anche cause di ordine psicologico. Una fatica, una tensione, uno stress eccessivi sono elementi che possono rendere difficoltosa o addirittura impossibile la preghiera. San Giovanni della Croce parla di «malinconia»; oggi si parlerebbe di depressione, di burnout o di altre situazioni psicologiche nelle quali si manifesta una totale indolenza, un’apatia o addirittura il rifiuto della vita. In questi casi occorre innanzitutto porre rimedio, per quanto possibile, ai problemi umani prima di affrontare la questione spirituale. Si parla a volte troppo facilmente di «notte spirituale» per giustificare situazioni che con essa hanno poco o nulla a che vedere.

Una concessione divina

Ci possono infine essere cause di ordine spirituale. Le difficoltà e la povertà nella preghiera sono un invito a fondare il rapporto con Dio sulla fede e non più su aspetti sensibili o sulle rappresentazioni e le immagini alle quali facciamo abitualmente riferimento. Ciò che possiamo sentire o gustare di Dio non è Dio; come pure il modo di immaginare o raffigurare Dio non è Dio. Per giungere a una relazione più profonda con Dio, che soltanto la fede può consentire, è necessario passare da una certa privazione delle esperienze sensibili e delle rappresentazioni immaginarie. Esse non sono di per sé negative ma rischiano di impegolarci. Avanzeremo molto più sicuri se camminiamo mediante una fede semplice e pura.

Dobbiamo semplicemente rimanere nell’aridità permessa da Dio. Non è certamente comodo, ma ci permette di esercitare una fede più forte e pura perché fondata unicamente su Dio.

Secondo Giovanni della Croce questa esperienza dell’aridità segna spesso un’evoluzione nella vita di preghiera che permette il passaggio dalla «meditazione» alla «contemplazione». Si tratta di entrare progressivamente in una forma di preghiera in cui l’attività umana è ridotta al minimo, è più semplice, più ricettiva e meno attiva. La preghiera diventa semplicemente attenzione generale e amorevole nei confronti di Dio, non sostenuta da emozioni o rappresentazioni particolari.

Giovanni della Croce fornisce tre criteri cumulativi che permettono di riconoscere questo tipo di aridità. Il primo riguarda la grande difficoltà e ripugnanza a cui deve far fronte l’anima nel meditare, riflettere, pregare considerando determinate realtà particolari, mentre in precedenza trovava gioia e piacere in tutto questo. Il secondo criterio riguarda l’assenza di legami causali fra questa difficoltà a meditare e la pigrizia spirituale (perché altrimenti la persona avrebbe un forte desiderio di occuparsi di tutt’altro piuttosto che di Dio) o le forme di apatia psicologica menzionate in precedenza. Il terzo criterio concerne la mancanza di interesse per altre cose al di fuori di Dio, nonostante la povertà della preghiera (l’anima è continuamente tesa verso Dio, temendo di non amarlo a sufficienza) e inizia a percepire una propensione alla tranquillità, al silenzio, all’assenza di un’attività particolare se non un’attenzione generale e amorevole del cuore verso Dio. Anche se può avere qualche scrupolo a seguire questa propensione, poiché ha l’impressione di non far nulla, l’anima è spinta in quella direzione. La sensibilità può essere arida, i pensieri possono girovagare a destra e a manca come sono abituati a fare, ma il cuore è profondamente segnato da un atteggiamento semplice e pieno di attenzioni verso Dio. La preghiera diventa quindi vera, ossia un atto autentico di fede e di amore, che va progressivamente in profondità e diventa molto fecondo.

L’aridità è a volte un problema al quale occorre trovare rimedio, ma può anche essere una grande grazia, ossia la porta d’entrata alla contemplazione, nella forma di una preghiera più spoglia, più semplice, più ricettiva e nella quale Dio si comunica segretamente all’anima e l’arricchisce di grandi beni.

La citazione

« Se accettiamo le prove spirituali, non è per il desiderio di conseguire la perfezione, che comporterebbe une certa esaltazione del proprio ego. È per sottometterci al piano di Dio, al fine di compiere la sua volontà ». Padre Matta El Meskin

 

Per approfondire

Soltanto per oggi

  • Nei suoi scritti Teresina testimonia come viveva l’aridità (cfr. pagina seguente).
  • Ed io come riesco a trarre profitto dai momenti di aridità nella preghiera?

Libri

  • MATTA EL MESKIN, L’esperienza di Dio nella preghiera, Magnano (Bi), Edizioni Qiqajon, 1999, p.295-303.

 

Il “Libro di Vita” è il testo fondante della spiritualità della Comunità. Puoi scaricarlo in francese qui oppure ordinarlo da Editions des Béatitudes. Il testo in italiano sarà disponibile prossimamente.

 

Vivere l’aridità con Teresina

«Da parte di Gesù, nulla. Aridità! … Sonno! … Giacché Gesù vuol dormire, perché dovrei impedirglielo? Sono troppo felice che Egli non faccia complimenti con me: trattandomi così, mi dimostra che non sono un’estranea, infatti le assicuro che non si dà molto da fare per conversare con me!» (Lettera 74)

«A volte quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un «Padre Nostro» e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi affascinano, nutrono la mia anima ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centinaio di volte…» (Manoscritto C. 318)

 

autore : VITA DI PREGHIERA

Questi articoli sulla vita di preghiera sono tratti dal bollettino mensile "Vita di preghiera – Il est là!" pubblicato ad uso dei membri della Comunità delle Beatitudini e dei loro amici. È scritto da un collettivo di laici, sacerdoti, fratelli e sorelle consacrati, membri della Comunità, con il desiderio di stimolare la vita di preghiera così essenziale nella vocazione delle Beatitudini come ad ogni forma di vita cristiana autentica. Siamo felici di condividere con voi questi semplici contenuti.

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